Nonostante nel cinema abbia militato con poca frequenza, venendo ricordata più che altro per la sua non elogiata esperienza in Barb Wire, la nota Pamela Anderson, famosa e formosa bagnina della serie televisiva Baywatch, torna ora sui grandi schermi con una certa matura consapevolezza, fornita da anni di esperienza nel settore dello spettacolo e dell’entertainment.
Un bagaglio culturale che evidentemente l’ha portata al cospetto di questo The last showgirl, nuova regia della giovane Gia Coppola, nipote del ben noto Francis Ford, e dove la Anderson ricopre i panni di una protagonista che ha più di un elemento in comune con la sua interprete, essendo la nota celebrità di uno spettacolo trentennale seguito sui palchi di Las Vegas.
Lei è Shelly, una professionista che, nonostante i suoi cinquantasette anni, calca ancora le scene esibendosi in una famosa esibizione di lunga data, primeggiando come vera e propria regina delle showgirls, circondata da giovanissime colleghe.
Ma per la donna arriva una tragica notizia: lo show chiude i battenti, i nuovi proprietari del locale vogliono svecchiare l’immagine e l’esibizione di Shelly viene cancellata.
Disperata, quest’ultima decide quindi di riorganizzare la propria vita, decidendo innanzitutto di rivedere la propria figlia Hannah (Billie Lourd), data in affidamento ad un’altra famiglia in età infantile, con la quale intende re-instaurare quel rapporto che il tempo non ha potuto consolidare.
Un tentativo di riscatto sia morale che professionale per Shelly si sussegue in questo lungo percorso esistenziale, un obiettivo che la donna si promette di raggiungere e di ottenere a tutti i costi.
Piccola opera indipendente che trasuda immagini veritiere e ritmi teatrali di scena in scena, The last showgirl è quello che semplicemente può ritenersi il titolo della rinascita artistica per un’attrice come la Anderson.
Nel film della Coppola la nostra interprete si immerge anima e corpo, delineando alla perfezione una protagonista affranta e vittima delle conseguenze della propria vita artistica, sfoggiando così anche un lato tragico delle ballerine votate al mondo dello spogliarello.
E parlando innanzitutto dei pregi attoriali, dove oltre alla bravissima Anderson troviamo anche una Jamie Lee Curtis ben in parte, anche se il suo personaggio rimane un po’ fine a se stesso, e un malinconico Dave Bautista, nei panni del tecnico delle luci Eddie, The last showgirl mostra quindi tutte le sue buone carte, mettendo in fila una per una questa serie di interpretazioni oltre la media e totalmente vincenti per quanto riguarda i loro contributi.
Certo, fatto sta che il resto del film risulta un po’ già visto, innanzitutto per colpa del plot che a grandi linee si fa memore del The wrestler di Darren Aronofsky, titolo dove trovò il proprio riscatto un allora rinato Mickey Rourke, e dire che di similitudini tra i due film se ne trovano parecchie è dire poco.
Quindi, tanto per trovare un difetto in The last showgirl, quello è l’assoluta mancanza di originalità nel soggetto e nel tipo di regia esposta, perché la Coppola di The wrestler cerca di imitare anche quello; ma, oltrepassando questo difetto, possiamo tranquillamente dire che l’opera in questione ci regala una Anderson rinata e vogliosa di affrontare a muso duro anche ruoli più difficili, incidendo positivamente grazie ai bellissimi segni dell’età che porta sul proprio volto, ora più espressivo che mai.
Ed un “ben ritrovata” se lo merita ad ogni costo grazie a The last showgirl.
Mirko Lomuscio